22 ottobre 2007

Ucciso il direttore di radio Shabelle

Bashir Nur Gedi, direttore dell'emittente radiofonica somala Shabelle, è stato ucciso da uomini armati non identificati nella capitale Mogadiscio. Gedi è l'ottavo giornalista somalo a perdere la vita quest'anno, facendo della Somalia il posto più pericoloso al mondo, dopo l'Iraq, per i giornalisti. Lo scorso agosto, due colleghi dell'emittente HornAfrik erano stati uccisi a distanza di due giorni l'uno dall'altro, sempre a Mogadiscio. La guerra civile in Somalia, scoppiata nel 1991 e i cui strascichi continuano ancora oggi, ha provocato finora almeno mezzo milione di morti.

11 ottobre 2007

Attaccata una radio

Soldati dell'esercito governativo somalo hanno fatto irruzione stamane nella sede della stazione radiofonica Simba Radio a Mogadiscio, arrestando il caporedattore Abdullah Ali Farak e un giornalista. A motivare dell'attacco un'intervista, trasmessa ieri sera, al comandante dei ribelli islamici sceicco Mukhtar Robow, che ha dichiarato di essere l'organizzatore di un attacco suicida contro una base dell'esercito etiope in Somalia, vicino all'albergo che ospitava il Primo ministro Ali Mohamed Gedi. Lo sceicco, conosciuto anche con il nome di Abu Mansur dopo la sua militanza nei Talebani afghani all'inizio degli anni 2000, è stato a capo di numerosi gruppi di miliziani nell'ultimo decennio.

Un'altra strage di militari

Un camioncino con a bordo un kamikaze (probabilmente straniero) è saltato in aria a Baidoa, sede del parlamento somalo, nella base dei soldati etiopici alleati del governo, di fronte all’hotel Baikin. Non è ancora chiaro il numero dei morti. Fonti ufficiali affermano che hanno perso la vita solo tre etiopi, ma testimoni contattati dal Corriere sostengono che c’è stata una strage e i morti sarebbero decine: «Abbiamo visto parecchi corpi bruciacchiati accasciati al suolo». L’attentatore ha seguito una colonna di militari e, nel momento in cui questi sono entrati nella loro quartier generale, ha cercato di intrufolarvisi. Le sentinelle non si sono fatte sorprendere e hanno sparato contro l’auto dell’intruso che prima di schiantarsi sul muro di cinta si è fatto esplodere. La base è la più grande organizzata in Somalia dall’esercito etiopico, entrato nel Paese per aiutare il Governo Federale di Transizione alla fine dello scorso dicembre. Dista cento metri dall’abitazione del primo ministro Ali Mohammed Gedi. Un agente dell’intelligence somala, contattato al telefono a Baidoa, ha mantenuto un basso profilo raccontando che «solo due soldati etiopici sono stati feriti. Avevamo già saputo che si stava organizzando un attentato – ha aggiunto - per questo avevamo allertato tutti. E per questo l’attentato non è andato a buon fine. Poteva essere una strage». A Baidoa è stato imposto il coprifuoco. Migliaia di militari stanno presidiando le strade della città alla ricerca delle cellule islamiche. Per altro gli integralisti hanno annunciato per la fine del ramadam (venerdì è ultimo giorno) una campagna di attentati contro gli “invasori” etiopici e i somali collaborazionisti. Ogni giorno a Mogadiscio c’è almeno un omicidio politico. Il mercato di Bakara, il più grande della capitale, è ormai sotto il controllo degli insorti. Mercoledì mattina sono stati visti miliziani ribelli distribuire pistole ai ragazzini per sparare agli agenti di polizia che tentano di riprendere il dominio sulla zona. Tutto questo accade mentre c’è una crisi politica profonda: il presidente Abdullahi Yusuf e il primo ministro Ali Mohammed Gedi sono ai ferri corti e la maggioranza dei ministri, 22 su 32, , d’accordo con il Capo dello Stato, vuole sbarazzarsi del premier. Infine il governo ha ordinato alle società che gestiscono i telefoni cellulari (in Somalia ce ne sono quattro) di tagliare le linee a coloro che comunicano mascherando il loro numero. Telefonate di minaccia sono ormai la consuetudine in Somalia. Gli americani sembra che stiano preparando una nuova offensiva: un gruppo di marines (una quindicina) si è intanto stabilito nella base aerea di Balidogle, a sud ovest di Mogadiscio, mentre un secondo si è piazzato a Galkayo, nel nord della Somalia. Le due basi statunitensi ufficialmente servono come centri di addestramento di unità somale da impiegare nella lotta al terrorismo e ai militanti di Al Qaeda che hanno organizzato santuari nell’ex colonia italiana. Corriere.it

01 ottobre 2007

Attentato a "Kunai"

Due persone armate, non meglio identificate, avrebbero cercato di uccidere il giornalista Jafaar Mohammed ‘Kunai’, direttore responsabile dell’emittente somala Radio Shabelle, obiettivo di un attacco nei giorni scorsi da parte delle truppe governative e costretta a interrompere le trasmissioni. Il tentato omicidio, secondo un comunicato diffuso da Reporters Sans Frontieres, avvenuto il 24 settembre nel centro di Mogadiscio, sarebbe andato a vuoto, e gli assassini sarebbero riusciti a scappare. “Presi nel fuoco incrociato degli assassini mirati e degli arresti arbitrari, i giornalisti somali hanno raggiunto condizioni critiche, che mettono a rischio l’esistenza stessa di un’informazione indipendente nel paese” recita il documento, denunciando il clima di persecuzione a cui sono sottoposti, oltre che a Mogadiscio anche nel Puntland e nel Somaliland, regioni semiautonome del nord, e nell’Hiran, nel sud, molti operatori della stampa indipendente. Tre di essi sarebbero stati arrestati dopo aver scattato fotografie dei combattimenti in corso tra l’esercito del Somaliland e milizie dissidenti. Contro la chiusura di Radio Shabelle, e la persecuzione della stampa libera, l’Ue ha presentato la scorsa settimana una protesta indirizzata al governo di transizione somalo, mentre denuncie analoghe sono state espresse da alti funzionari Onu. Le autorità di Mogadiscio hanno affermato che sono in corso indagini sull’accaduto.